In questa narrazione autobiografica, un veterinario si aggira, di cascina in cascina, per le colline di Oleggio (Novara) e nella pianura risaiola del Basso Novarese, con l'aria affettuosa e simpatica di un apostolo laico che dice: "Lasciate che gli animali vengano da me". Lo guida la legge dei suoi clienti: "Si può sbagliare a curare un cristiano ma gli animali no, gli animali devono guarire, non ci sono santi!". In compagnia dei cavalli e vitelli, di aironi e di anatre, di pecore e cani, di lepri e di volpi, di medico degli animali, sullo sfondo di una provincia italiana che, tra il 1935 e il 1945, ironizza lo stile littorio e prepara la lotta antifascista, interpreta, con amabile garbo naïf, anche un festoso melodramma rossiniano di gastronomia e amore.