Nei sette anni in cui è stato segre-tario americano della Difesa, Robert McNamara ha avuto una responsa-bilità inferiore soltanto a quella dei due presidenti che ha servito, Ken-nedy e Johnson. Egli ha guidato l'organismo militare più complesso del mondo, eliminandone le defi-cienze, le divisioni interne, gli spre-chi, i vuoti e gli eccessi di potere, e aumentandone in modo eccezio-nale l'efficienza e la flessibilità. Ol-tre però a svolgere questo ruolo di pianificatore e organizzatore (un ruolo che l'ha trasformato in mito. che ha fatto di lui la personificazio-ne ad uso dei settimanali popolari del calcolatore elettronico), McNa-mara si è interessato anche agli obiettivi ultimi, ai problemi di fondo, alla strategia globale della Difesa. In questo senso, i suoi sforzi sono stati diretti soprattutto verso l'am-pliamento del concetto di sicurezza nazionale e la messa a punto di strumenti non bellici capaci di assi-curare la difesa a lungo termine del paese meglio degli armamenti. Que-sta è la parte più stimolante e più controversa del suo lavoro, e nel suo libro McNamara si dedica prin-cipalmente alla discussione di que-gli obiettivi, di quei problemi e di quegli strumenti.
Esclusa, perché pericolosa per tutti, la prospettiva di una prospera "for-tezza americana" circondata da pae-si affamati e ostili, McNamara vede nella lotta contro la segregazione razziale all'interno, e nell'aiuto alle nazioni sottosviluppate all'estero, la miglior garanzia di soluzione ad un tempo dei problemi della Difesa sta-tunitense e di quelli di sicurezza e benessere mondiali.
Le sue, va notato, sono considera-zioni fatte mentre era in carica. Nul-la è stato aggiunto di realmente nuovo, e di proposito. Ciò conferma le doti di realismo e di praticità del-l'autore, e serve a spogliare il libro di ogni possibile gratuità e falsa ambizione letteraria.