Anche il Mondo Piccolo di Don Camillo è sconvolto dalla civiltà dei consumi, assapora il benesse-re che ingrassa ed impigrisce vecchi leoni come Peppone, che vitaminizza l'erba nuova di una generazione indecifrabile per i si-gnori dai capelli grigi. La corni-ce è la stessa: il vecchio paese raccolto sotto l'argine del fiume. Gli uomini rimangono quelli di un tempo, e lontane storie affiora-no nei figli: storie di guerra che sarebbe meglio scordare, ma che dimenticare del tutto nessuno può. Così prendono fuoco ven-dette rusticane un po' grottesche che vorrebbero, senza mai riuscir-vi, essere terribili. C'è sempre una risata a chiudere i battibec-chi più cruenti.
Per la prima volta, però, chi ride amaro è Don Camillo. Il Ve-scovo gli ha infilato in canonica un pretino, uno di quei pretini di città che parlano un linguaggio incomprensibile al vecchio par-roco barricadiero. "Distensione", "dialogo", "comprensione"? Don Camillo fu il primo a trovare coi rossi (continua a chiamarli così in barba a più morbidi neologismi) il modo di andare d'accordo in